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martedì 5 maggio 2009

Kam lexuar- Ho letto, Hannah Arendt, Che cos'e' la politica?.

Hannah Arendt, che cos'e' la politica?. biblioteca Einaudi, Torino, 2006, a cura di Ursula Lutz.
Appunti. Edizione curata da Ursula Lutz degli appunti dell'Introduzione alla Politica, iniziato negli anni '50 e mai completato da Hannah Arendt.

1. Che cos'è la politica? Contrasto tra la visione filosofica convenzionale della politica che si interessa principalmente dell'affinità tra individui (l'appartenenza ad un gruppo, esempio della "famiglia") e vede la politica come attività "naturale" degli uomini ("zoon politicon" aristotelico), rispetto ad una visione della politica che si interessa della diversità ("pluralità") degli individui, cioè del rapporto tra gli uomini. In quest'ultima prospettiva, la politica organizza 'a priori' gli assolutamente diversi in vista di una uguaglianza 'relativa', e per distinguerli dai 'relativamente' diversi.

2. Introduzione alla politica I. Il pregiudizio sulla politica (per esempio, l'idea che la politica sia una trama di menzogne e inganni prodotta da interessi meschini[...]) è diffuso e costituisce a sua volta un fattore politico nelle moderne democrazie. I pregiudizi sono razionali sul piano individuale perché consentono di giudicare in fretta senza dover attraversare un processo lungo e costoso di giudizio (ossia di valutazione delle situazioni sulla base di criteri di giudizio predeterminati o, quando questi criteri non siano disponibili, di discernimento puro - che a sua volta condurrà a costituire precedente per la definizione di nuovi criteri di giudizio). La politica invece deve basare il proprio agire su "criteri di giudizio politico". Infatti, quando il pregiudizio diventa criterio di giudizio politico (nella forma più sofisticata di ideologia o, semplicemente, nella forma di pregiudizio vero e proprio), ossia giudizio di chi fa politica, allora l'ambito della politica (come organizzazione della pluralità degli uomini) tende a restringersi e nei casi limite (ideologie dittatoriali) a scomparire. Il pregiudizio contro la politica conduce alla dittatura. Tuttavia, non solo il pregiudizio è fattore politico ineliminabile ma esso si fonda necessariamente sul fatto che il "potere corrompe". Anche la sopravvalutazione del rischio della corruzione che il potere comporta può determinare la fine della politica pluralista, qualora prevalga negli individui la voglia di essere esentati dalla facoltà di agire per poter rimanere scevri dalla corruzione del potere.
La politica nelle moderne democrazie si deve quindi occupare dell'equilibrio tra la necessità dell'agire politico tramite l'esercizio del potere, per salvaguardare la pluralità degli individui, e il rischio che chi agisce sia corrotto da tale potere. La capacità della politica di trovare un equilibrio tra agire politico e rischio di corruzione dipende dai comportamenti dei singoli ma anche dalle isituzioni che questi decidono di darsi.

3. Introduzione alla politica II. Il senso della politica è la libertà. La libertà intesa, nel senso classico (greco), come garanzia della libertà degli individui di fare politica. Libertà intesa, anche, nel senso pre-classico o moderno (per esempio, kantiano) di intraprendere un nuovo corso. Contrapposizione al senso della politica nei regimi totalitari che tende ad inglobare l'intera vita degli individui e, soprattutto nel caso dell'ideologia di stampo materialista, ad annullare la libertà di intraprendere degli individui in relazione all'affermazione del determinismo storico.
Analisi della genesi della visione moderna del senso della politica, a partire dalla Grecia pre-classica (omerica). Nella Grecia pre-classica, il senso della politica è legato alla libertà di iniziare un nuovo corso, rischiando la propria vita (e condizione non schiavile). Nella tradizione classica, il nuovo corso iniziato nel periodo raccontato da Omero è lo spazio politico (organizzato) che si materializza nella polis greca e che è contrapposto allo spazio pubblico (non organizzato, nel quale si esercita cioé la violenza) che è esterno alla polis stessa. Nello spazio organizzato della polis, la politica assume il senso di garantire la libertà di fare politica (a tutti i maschi in condizione non schiavile). La libertà accademica come fine della politica è l'evoluzione di questa visione del senso della politica, introdotta da Platone. In questa visione, che caratterizza in maniera duratura in pensiero occidentale (si pensi al valore dell'indipendenza delle istituzioni universitarie), la politica - relativa alla tutela della vita - viene a separarsi dalla filosofia (dal pensiero accademico, in senso generale). Si tratta di una separazione anche sociale tra i molti oggetto-soggetto della politica e i pochi (gli accademici) che ricercano criteri filosofici per rispondere ai problemi del mondo in termini di ricerca della verità (fine superiore). Questa sociale porta ad una contrapposizione e una diffidenza reciproca tra uomini - cioè politici nella polis - e filosofi (uno dei cui fatti emblematici è il processo a Socrate).
Con l'affermarsi del cristianesimo, si assiste ad una estensione del senso della politica come libertà dalla politica: non più soltanto libertà accademica ma anche libertà religiosa dalla politica. Tuttavia, la separazione tra politica (che si occupa della vita degli uomini) e religione è in un certo senso inconciliabile con il messaggio di fondo del cristianesimo, che è l'amore per gli altri, e con la pratica del proselitismo che, contrariamente alla filosfia greca classica, implica che la religione (e la libertà religiosa) venga esercitata dai molti e non dai pochi. Pertanto, nel tempo si afferma uno spazio pubblico cristiano, il messaggio cristiano da meramente religioso (per sua natura) diventa politico occupandosi del rapporto tra gli uomini in terra, oltre che degli aspetti trascendenti. Questo fenomeno spiega il processo di politicizzazione dello spazio pubblico cristiano. La politica viene accolta dai cristiano come strumento per conseguire le finalità superiori che il cristianesimo manifesta (Sant'Agostino). E viceversa: la politica viene influenzata in maniera sempre più forte nei secoli dalla religione, fino all'unione - non priva di lotte - del potere temporale e religioso). Tuttavia, nei secoli, il rapporto tra politica (come esercizio del potere statale) e spazio pubblico cristiano non è stato mai privo di ambiguità. Il rapporto tra queste due dimensioni può essere più che altro sistematizzato (ma dobbiamo aspettare il XX Secolo e la dottrina sociale della Chiesa cattolica) in termini di sussidiarietà: il senso della politica diviene quello di liberare risorse (in senso lato) che possono essere impiegate per sviluppare un'azione sociale nello spazio pubblico cristiano. L'influenza del cristianesimo, come evoluzione della filosofia classica greca, ha condotto ad una tensione tra due visioni in parte contrapposte: da un lato, la visione più tradizionale politica come "funzione" di garanzia della libertà degli individui (e in generale della società) dall'abuso del potere statale (cioé della violenza nella vita degli individui); dall'altro, la visione - relativamente più moderna - della politica come controllo del potere (cioé del monopolio della violenza) da parte del popolo. Alla fine di questo lungo percorso storico del pensiero occidentale, è possibile individuare il senso della politica (interna agli stati) nella tutela della libertà personale degli individui. In tal senso il criterio di giudizio politico è relativo alla valutazione comparativa dei mezzi per raggiungere un fine esterno alla politica stessa (la vita e la libertà individuale).
La soluzione del problema del senso della politica interna agli stati non esaurisce il problema del senso della politica (estera). Il potere (la capacità di esercizio della violenza) dei moderni stati è diventato enorme, con l'acquisizione di mezzi distruttivi enormi (le armi nucleari). Questi strumenti sono l'evoluzione della potenza militare dell'epoca pre-atomica che era funzionale all'esercizio della politica estera (von Clausewitz). Tuttavia, rispetto agli strumenti militari del passato, le armi atomiche, con la loro capacità di annientare l'intero pianeta e la loro dipendenza dall'esercizio del potere pongono nuove questioni sul senso della politica nell'epoca contemporanea.
Qual è il senso della politica (estera) nell'epoca in cui la violenza della guerra può annientare l'intero pianeta, quindi anche chi esercita (per primo) tale violenza? L'obiettivo di salvaguardare la vita degli individui all'interno di uno stato sembra paradossalmente messo in discussione proprio dagli strumenti militari che dovrebbero supportare la politica estera dello stato. In particolare, nell'era atomica, la potenza bellica non può più supportare l'azione di politica estera perché (se l'avversario dispone della stessa potenza) non vi è possibilità di escalation militare [vedi crisi dei missili di Cuba]. La guerra (totale) atomica assume la stessa funzione del totalitarismo nell'ambito dello stato assorbendo nella politicizzando (in questo caso si tratta della politica estera) l'intera vita degli individui.
Kam lexuar:

Hannah Arendt; C’eshte politika? Biblioteca Einaudi, Torino 2006, nen kujdesin e Ursula Lutz.
Shenim: edicion i kuruar nga Ursula lutz, sipas shenimeve te hyrjes ne politke te nisura ne 1950 dhe te paperfunduaranga Hannah Arendt.

C’fare eshte politika? Kontrasti midis vizionit politik konvencional te politikes qe i intereson principialisht afrimi midis individeve( qei perkasin nje grupi,, shembull familja) qe e shohin politiken si nje aktivitet “natural” te njerezve( “zoon politicol” aristotelik), kundrejt nje vizioni te politikes qe i intereson individeve te dryshem(nje pluraliteti individesh) qe do te thote nje raport individesh. Nen kete perspective te fundit , politka organizon apriori nje gje apsolutisht te ndryshme ne nje barazi relative. Per ti dalluar nga relarivisht te ndryshmit.
Hyrje ne politike. Paragjykimi i politikes si p.sh.idea se : politika eshte nje teresi genjeshtrash prodhuar nga interesa meskine[…]) eshte shume e perhapur dhe perben nga ana e saj nje factor politik ne demokracine moderne. Paragjykimet jane racionale ne planin individual, sepse konsistojne ne nje gjykim te shpejte pa qene i shtrnguar qe te pershkosh nje process te gjate dhe te kushtueshem gjykimi.( baza e sistemit te gjykimit te paracaktuar ose kur keto kritere nuk jane te disponueshem eshte nuk ekzistojne, nje aresye e paster, qe nga ana e saj tenton te krijoj precedente per definimin e kritereve te reja te gjykimit.]. Politka ne fakt duhet ta bazoj reagimin e saj mbi kriteret e gjykimit politik te saj. Ne fakt kur paragjykimi behet kriter I gjykimit politik (ne formen me te sofistikuar te ideologjise, ose thjesht ne formen e paragjykimit vetjak), shtylle e gjykimit te kujt ben politke, atehere hapesira e politkes ( siorganizim i nje pluraliteti prsonash) tenton te ngushtohet ne raste te kufizuara (ideologjite diktatoriale) qe shkojne drejt zhdukjes. Paragjykimi eshte kunder politkes te udhehequr nga diktatura. Megjithate paragjykimi jo vetem eshte factor i paeleminueshem, por ai formohet mbi faktin se pushteti eshte i korruptueshem. Edhe mbivleresimi iriskut te korrupsionit qe pushteti permban. Mund te determinoj ne fundin e politikes pluraliste, ciladoqofte deshira e facultative individeve per tu mbrojtur nga rreziku i korruptimit te pushtetit. Politika ne demokracite moderne duhet keshtu te jete e okupuar per nje ekuiliber midis domosdoshmerise se reagimit politik, nepermjet ushtrimit te pushtetit, per te shpetuar pluralitetin dhe rrezikut qe kush reagon eshte i korruptuar nga nje pushtet i tille. Aftesia e politikes per te gjetur nje ekuiliber midis reagimit politik dhe rezikut te korruptimit, varet nga komportimii i individeve , por edhe nga istituzionet qe keta na ofrojne.
Hyrje ne politke II; Sensi i politikes eshte liria. Liria ne sensing klasik(grek) konsiston ne garancine e individeve per te bere politike. Liria konsiston , edhe ne sensing pre-klasik ose moderne ( pershembull kantiane) ne interpretimin e nje pershkrimi te ri. E kunderta eshte ne rregjimet totalitare te cilet tentojne te ndrehyjne ne jeten e individeve dhe vecanerisht ne rastin e ideologjise se tipit materialiste, qe anullon lirine e ndermarre prej individit ne raport me perfundimet e determinizmit historik
Vazhdon pjesa shqip

2 commenti:

Anonimo ha detto...

I saw something about that subject on TV last night. Nice article.

Anonimo ha detto...

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